Da qualche tempo la mia fidanzata mi parlava di un gruppo di persone che la domenica mattina si incontravano per fare delle passeggiate a piedi lungo i sentieri della nostra terra. A sua volta ne aveva sentito parlare da un'amica che aveva preso parte a queste escursioni e ne era rimasta affascinata. Tra me e me pensavo che si sarebbe trattato di una cosa stancante: levataccia mattutina, chilometri e chilometri in auto per raggiungere il punto di ritrovo e poi ancora chilometri e chilometri per andare a piedi, a passo di carica, da un luogo ad un altro o, peggio, per fare un giro vizioso che ci avrebbe riportato esattamente nello stesso punto da cui si era partiti, sudati e stanchi. Il mio scetticismo era palese e la tentazione di declinare l'invito era forte. Poi mi ha fatto avere il programma delle passeggiate di quest'anno - trekking, lo chiamano - e la cosa ha iniziato ad incuriosirmi. Ho visitato il sito dell'organizzazione - www.avanguardie.net - e la curiosità è cresciuta, tanto che mi sono lasciato convincere e domenica 1° ottobre c'ero anch'io, alle 9:00, alla torre di Torre dell'Orso, luogo di ritrovo per il primo appuntamento con il trekking di Avanguardie.

All'inizio eravamo in pochi: io, la mia fidanzata, la sua amica e pochi altri. Ci si riconosceva per la presenza di zainetti e scarponi. Qualcuno salutava qualcun altro e ricordava le esperienze passate e le amicizie nate nel corso delle lunghe scarpinate dell'anno precedente. Non so perchè ma mi sentivo fuori posto. Che ci facevo lì, con le scarpe più robuste che avevo, in spalla uno zaino pesantissimo di acqua e cibarie e la mia inseparabile macchina fotografica? Quanto avrei resistito prima di gettare la spugna e abbandonare fidanzata e relativa amica per tornare a casa? La curiosità mi spingeva a restare, anche se sapevo che a quel punto si trattava di una sfida con me stesso.

Poi è arrivato un tipo, simpatico, una di quelle persone che appena le vedi sanno darti sicurezza, preparato, professionale (spero che mi riconoscerà qualcosa per questa sequela di complimenti). La nostra amica ha fatto le presentazioni: è Totò, il responsabile dell'organizzazione. E' da solo perchè sua moglie è a casa: è diventata mamma da poco e la sua energia - ovviamente -  è tutta assorbita dal pesante ed esaltante compito di badare alla bambina! Pochi minuti e Totò cancella ogni mia perplessità: subito organizza le automobili per il rientro: qualcuno lascerà la propria auto alla partenza; altri la porteranno a destinazione e faranno la spola per riportare il gruppo indietro. Tutto organizzato a puntino e, in men che non si dica, si parte alla volta di Torre Specchia Ruggeri.

   

La costa adriatica del Salento è alla nostra destra, con il calcare bianco, abbagliante, eroso dal tempo, che contrasta  con il blu del cielo ed il verde del mare di una giornata estiva di inizio ottobre. Un leggero vento di tramontana rinfresca il nostro andare e subito Totò si ferma a spiegare la natura delle rocce, la morfologia di quella costa e le cose che vedremo lungo il nostro cammino. Camminando si incomincia a chiacchierare e con grande sorpresa e piacere ritrovo, nel gruppo, un professore dell'Università, di quando studiavo fisica. E' stato piacevole rincontrarsi, riconoscersi e ricordare quei tempi di diversi anni fa quando un docente particolarmente severo mise in difficoltà me e tanti altri con l'esame di analisi 2. Andrò a trovarlo in università e magari troverò anche il tempo per sostenere quell'unico esame che mi separa dalla laurea... e pensare che non volevo partecipare a questo trekking!

   

 

In lontananza appare la torre dell'antico porto di Roca Vecchia. Attraversiamo l'area archeologica rimanendo ben al di fuori della zona  degli scavi e ancora una volta Totò si ferma a raccontarci di quel che stiamo vedendo e che vedremo: dell'antica città messapica, del porto romano, delle rovine medievali, della Grotta delle Poesia Piccola, dove alcune iscrizioni messapiche fanno sperare gli archeologi di poter decifrare la lingua di questa antica civiltà, e quella della Poesia Grande con il suo tetto crollato e l'acqua verde smeraldo che ricorda, in maniera impressionante, i cenotes dello Yucatan messicano.

   

   
   
   
   

Ci lasciamo alle spalle le grotte con i loro misteri, non prima di aver osservato i resti delle antiche mura,  e ci  addentriamo verso la zona del porto di Roca. Le fondamenta di antiche case, tombe, granai e ipogei basiliani sono le testimonianze che qui, un tempo, le attività erano ferventi, la vita frenetica e, nel corso dei secoli, numerose popolazioni si sono avvicendate su queste rocce che noi ora, gitanti della domenica, calchiamo con la noncuranza di chi sta solo cercando di rilassarsi e troppo spesso è poco attento alle bellezze ed al patrimonio storico e naturalistico che ha appena fuori dalla propria casa

   
   

Ci lasciamo Roca alle spalle e solo ora, dopo aver già percorso alcuni chilometri, mi rendo conto che il ritmo di marcia è tutt'altro che pressante: l'andatura è rilassata e si riesce tranquillamente a chiacchierare ed a fare nuove conoscenze. La costa è bellissima ed alle falesie si avvicendano tratti di costa sabbiosa con spiagge bianche quasi deserte dove qualche indomito bagnante si attarda a prendere gli ultimi raggi di un sole tiepido che non vuole - per fortuna - lasciare il posto all'autunno. Attraversiamo l'abitato di San Foca, che volutamente non ho fotografato (scusate, ma il cemento proprio non mi piace) per addentrarci nella spiaggia di sabbia finissima che si trova subito a nord del brutto, per quanto utile, porto turistico della cittadina tristemente nota per le alterne  vicende che, in passato,  hanno visto il centro di prima accoglienza Regina Pacis assurgere agli onori delle prime pagine dei quotidiani a tiratura nazionale.

   
   

Un simpatico cagnolino ci segue sin dalla partenza: scorrazza avanti e indietro per il gruppo e quando non sguazza tra le acque di miseri torrentelli che portano al mare le piogge cadute nei giorni passati, si diverte a cacciare lucertole. Ne avrà stanate e catturate a centinaia. Una vera e propria strage dei simpatici animaletti verdi che da bambino anch'io mi divertivo a catturare con un cappio ricavato da uno stelo d'erba e portavo allegramente al guinzaglio con l'incoscienza e il sadismo tipici dei bambini che solo da adulti, e purtroppo non sempre, prendono  coscienza delle terribili torture inflitte agli animali, compagni dei propri giochi.

   

Man mano che si va avanti mi rendo conto che  tutto è  estremamente bello: il mare, la natura, le spiagge e le coste alte, con i faraglioni, l'odore di salsedine ed il vento. Quella che temevo sarebbe stata una terribile sfacchinata è una piacevolissima passeggiata in compagnia di persone simpatiche, vecchie conoscenze, nuovi incontri e persone con i miei stessi interessi, come gli amici di www.japigia.com che mi scuseranno se non ricordo i loro nomi e che con me condividono la passione per la fotografia e l'interesse professionale per l'informatica.

   

Non tutto è natura, però! L'attraversamento di San Foca ci costringe al salto del guard rail, un'attività di solito non prevista nelle escursioni di Avanguardie, ma nella quale ci siamo cimentati tutti con discreto successo. Fortunatamente subito dopo siamo tornati a camminare lungo la costa, ancora una volta alta e con dei fantastici archi naturali di roccia calcarea scavata dalle onde. E poi ancora sabbia e spiagge ed i resti, brutti e inopportuni, di un bar estivo che con la sua ombra ci ha ospitati durante la sosta, necessaria per riposare e rifocillarsi e rendere lo zaino più leggero, vuotandolo di buona parte delle scorte mangerecce che hanno reso la camminata un tantino più faticosa del normale.

   
   
   

   

Qualche minuto per riposare e poi si riparte ed ancora Totò si impegna a spiegare la natura dei piccoli corsi d'acqua incontrati lungo il percorso e dell'incuria dell'uomo che li avvelena con i pesticidi usati in agricoltura e con gli scarichi fognari che scelleratamente vengono riversati in quei canali un tempo usati per irrigare le campagne, abbeverare il bestiame e, spesso, anche gli uomini che lavoravano nei campi.

   

La buona volontà di Totò viene resa vana dal passaggio di una avvenente signorina bionda, formosa ed in bikini. Le sue curve attirano l'attenzione di buona parte dell'auditorio maschile, distolto da una pseudo nudità assolutamente normale ed insignificante  fino a qualche giorno addietro, ma capace di far ruotare la testa anche al più integerrimo degli escursionisti quando si presenta inaspettata e per di più attraente, tra le schiere di un gruppo di gitanti, abbigliati e coperti di tutto punto. Badate che non sto assolutamente facendo il moralista: l'ho guardata anche io, e con attenzione. Non pubblico in questa pagina delle altre foto interessanti solo perché la legge sulla privacy me lo impedirebbe e ancor di più l'ira della mia fidanzata che mi ha costretto a cancellarle immediatamente dalla memoria della mia macchina.

   
   

 
   

Ancora spiagge ed ancora tanta strada da percorrere con la stanchezza che comincia a farsi sentire, sino a quando, dapprima in lontananza e poi sempre più vicina, appare Torre Specchia Ruggeri, la meta della nostra gita. Una foto di gruppo ed i saluti prima di tornare alle automobili e poi a casa. Stanchi,  certamente, ma rilassati e contenti di aver trascorso una giornata diversa, a contatto con la natura. Una giornata di quelle che lasciano il segno e non solo per l'acido lattico accumulato nei muscoli. Una giornata all'aria aperta, con persone simpatiche che non hai mai visto prima di allora ma che saluti con la voglia di chiedere se ci si rivedrà la prossima volta. Io, infatti, ho deciso: la prossima volta ci sarò. Meno scettico e con tanta voglia di tornare a camminare. Grazie alla mia fidanzata che mi trascinato in questa avventura, grazie a Totò che ha saputo farmi appassionare a questa disciplina sportiva e grazie a tutti gli amici che con me hanno condiviso questa fantastica giornata. Alla prossima!