Quando sono in ufficio controllo la mia casella di posta elettronica almeno un paio di volte al giorno: al mattino, appena arrivo, e la sera, prima di tornare a casa. Ricevo di tutto: saluti di amici lontani, comunicazioni di lavoro, pubblicità e tanta, proprio tanta spazzatura. Spamming lo chiamano. Intasa le e-mail di mezzo mondo con informazioni inutili, volgari e fastidiose. In genere non ci faccio caso: le scorro con superficialità e, inesorabilmente, cestino il tutto. Mercoledì scorso, però, tra le tante offerte di farmaci miracolosi, scommesse on line, orologi falsi e improbabili ragazze americane, sole ed annoiate che ricordano di essere state a scuola con me, c'era l'e-mail di Emanuela di Avanguardie. Sono rimasto un attimo perplesso e incuriosito al tempo stesso: quel messaggio era "fuori programma". Non c'era motivo perchè Emanuela mi scrivesse. La prossima escursione era prevista da lì a tre domeniche ed avevo già avvertito che non avrei partecipato al bicitour nella zona di Porto Selvaggio. Di che si trattava? Cosa avevano da dirmi gli amici del trekking? Rapidi scorrevano i miei interrogativi nel breve tempo necessario ad aprire e leggere il messaggio. Si trattava proprio di un fuori programma: un'escursione "a grande richiesta" per non rimanere fermi troppo a lungo dopo le bellezze di Ostuni e prima del trekking a sorpresa. La zona era quella di Torre Colimena e Punta Prosciutto, poco più avanti di Porto Cesareo, sulla litoranea che porta a Taranto.  Non conoscevo quei posti, per me troppo fuori mano per una normale gita fuori porta, così che ne ignoravo la bellezza ed il fascino. Che ci fosse qualcosa di "speciale" da vedere lo si poteva presagire già dai nomi delle nostre mete: la Salina dei Monaci e le Paludi del Conte.
Salina??? Una salina a qualche decina di chilometri da casa e ne ignoravo completamente l'esistenza??? E poi c'erano le Paludi del Conte, misteriose ed affascinanti già solo per il fatto di essere paludi ed appartenere ad un blasonato personaggio del passato... La curiosità si è subito destata e con essa la voglia di tornare a camminare tra la natura, in compagnia di amici...

Domenica mattina c'era una gran nebbia, insolita per le nostre parti, ma, proprio per questo, misteriosa ed affascinante. La paura di arrivare in ritardo a causa della nebbia ci ha fatto partire presto e siamo stati i primi a raggiungere il luogo di ritrovo previsto per l'inizio del nostro trekking. La nebbia avvolgeva ogni cosa e oltre un tranquillo laghetto costiero si intravedevano i ruderi di una costruzione che un tempo doveva essere stata imponente, con alcuni capannoni a lato ed un nucleo centrale che la ridotta visibilità lasciava solo immaginare. Dall'acqua e dalla nebbia emergevano alcuni ciuffi d'erba ed è stato impossibile non far tornare alla memoria i misteri del famigerato lago delle Higlands scozzesi.

   
   

Nell'attesa dell'arrivo dei compagni di avventura, mi sono inoltrato sulla spiaggia ed anche qui la nebbia produceva un effetto particolare. Chissà perchè, ma quando c'è la nebbia i suoni sembrano provenire da tutte le direzioni. Man mano che salivo sulla duna che mi separava dalla spiaggia udivo il rumore dei motori diesel di alcune barche da pesca, le voci dei pescatori e insolitamente forte, ma probabilmente solo a causa del silenzio, lo sciabordio delle onde sul bagnasciuga. Uno sguardo al mare e le barche apparivano come fantasmi, sospese nel grigiore che nascondeva l'orizzonte e impediva di scorgere la distinzione tra acqua e cielo, mentre in lontananza anche la spiaggia veniva inghiottita dal manto grigio che avvolgeva ogni cosa.

 

 

 

 

Con l'arrivo degli altri escursionisti ci si prepara a partire. L'itinerario predisposto da Totò, la nostra instancabile guida, ci porterà lungo la lingua di terra che separa il mare dalla laguna della Salina dei Monaci, fino a Torre Colimena per poi lasciare la costa ed addentrarci nella Palude del Conte ed infine ritornare al punto di partenza lungo la spiaggia. Qui una volta c'era una strada asfaltata che correva sulle dune, tra il mare e la salina. Oggi ci sono dei lavori in corso: l'asfalto è stato rimosso e si sta cercando di ripristinare le dune tra la gioia degli ambientalisti e le proteste dei proprietari delle tante casette, forse un tempo abusive, ma sicuramente ancor oggi brutte e inopportune, che sorgono numerose lungo il litorale... Tutto il mondo è paese ed anche qui la riserva naturale regionale non è vista come un'opportunità per salvaguardare l'ambiente e attirare i turisti, ma come  ostacolo allo sviluppo... degli interessi personali di qualcuno, evidentemente!

 
   

In mancanza della strada asfaltata siamo costretti ad utilizzare un piccolissimo ponte in legno (credo che sia il ponte più piccolo che io abbia mai visto) per superare il canale che mette la salina in comunicazione con il mare, ma a dire il vero del ponte non c'è alcun bisogno dal momento che il canale sarà largo al massimo 30 centimetri...  Proseguiamo verso l'abitato di Torre Colimena e dalla nebbia che ancora ci accompagna, appare la sagoma della Torre, imponente e misteriosa, a pianta quadrata e con una scala, frutto di un intervento successivo, che ne permette l'accesso. Immediatamente Totò parte con una delle sue dotte spiegazioni. Lo ammiro per la sua memoria, per la capacità di ricordare tanti particolari di ogni posto in cui ci accompagna, non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche storico, architettonico, geologico e per l'abilità nell'esporre il tutto con la dote non comune di interessare l'auditorio. Questa volta decido di non ascoltare le sue spiegazioni e mi allontano per scattare qualche foto prima di ripartire

   
   

Superiamo l'abitato, fatto di case senza alcuno stile, brutte ed insignificanti, ristoranti ed esercizi commerciali che sembrano improvvisati, in abbandono, di quelli che funzionano solo d'estate e che d'inverno vengono letteralmente spogliati d'ogni suppellettile e attrezzatura per evitare che i ladri portino via tutto.

   

Il canale che mette in comunicazione il bacino di bonifica con il mare fa da rifugio alle barche dei pochi pescatori che abitano qui ed è anche il punto di partenza di uno dei tanti sentieri realizzati nella riserva naturale. Totò ci illustra il percorso che seguiremo, alle spalle delle dune e poi all'interno, fino alla palude. Si avanza tra la nebbia che comincia a diradarsi mentre il sole cerca di farsi largo tra le nubi regalandoci la vista di un paesaggio surreale.

   

Avanziamo tra la macchia mediterranea e lo spettacolo è da lasciare con il fiato sospeso quando, tra i rami di un arbusto, le gocce di brina sembrano le perle argentate di un addobbo natalizio che un laborioso ragno ha utilizzato per decorare la sua tela. Purtroppo però occorre fare sempre i conti con  l'incuria dell'uomo e la gioia per lo spettacolo appena visto deve lasciare il posto alla desolante tristezza di un enorme ginepro completamente carbonizzato da un incendio che qui può essere scoppiato solo per mano di qualche incosciente.

 

I sentieri che percorriamo ci portano ad addentrarci sempre più nelle Paludi del Conte. Attraversiamo su rudimentali ponticelli alcuni canali e ne costeggiamo altri in cui è evidente la rivincita della natura sulle opere dell'uomo: le canne cominciano a crescere nel centro, mentre  gli argini sono nascosti da una incredibile quantità di giunchi, tutti uguali, della stessa altezza, tanto da sembrare finti, messi lì apposta per nascondere la linea di discontinuità tra l'acqua e la terra, un po' come si fa con il muschio per nascondere l'unione tra un foglio di carta roccia e l'altro nel presepe.

 

 

 

   

Più avanti, un altro canale sembra un ruscello di montagna con la la vegetazione verde e fitta che da terra si protende sull'acqua incredibilmente limpida e con un tappeto di piante acquatiche che non so riconoscere che si muovono ondeggiando nella debole corrente. Anche qui, però, la realtà è sempre in agguato e quello che potrebbe essere un piccolo paradiso terrestre è, come spesso accade in questi luoghi, abbruttito dalla carcassa di un'automobile, tagliata  a metà e abbandonata tra le canne. Ma chi può aver fatto una cosa del genere? Come è possibile prendere un'auto, tagliarla a metà e poi abbandonarla in una palude dove non esiste un solo motivo al mondo per portarcela? ...a volte credo che se pensassi un po' meno sarei meno triste!

Lasciamo la palude con le sue bellezze ed i suoi misteri e torniamo sulla costa. Il sole ha portato via la nebbia e splende caldo nel cielo regalandoci un clima quasi estivo con il mare calmissimo, limpido ed invitante.

   
   

La tentazione di fare il bagno è fortissima. L'aria è mite, non c'è vento e l'acqua è particolarmente calda. Proprio prima di partire avevo tolto il telo da mare dallo zaino e me ne pento amaramente. Fortunatamente c'è chi può approfittarne, come fa il cagnolino di un nostro compagno di avventura che, senza pensarci su due volte, si immerge e fa una bella nuotata. Credo di averlo veramente invidiato...

Ormai si è fatto tardi e occorre tornare indietro prima che faccia buio. L'abitato di Torre Colimena è all'orizzonte: dovremo raggiungerlo e superarlo per tornare alle nostre auto ancora lontane. 

 

Occorre affrettare il passo ed è una fortuna non avere il tempo di soffermarsi più di tanto ad osservare le numerose costruzioni che sorgono sulla spiaggia e che in alcuni casi hanno completamente sbancato le dune per poter avere un accesso privato al mare. Volutamente non le ho fotografate, ma solo perché spero che prima o poi riuscirò a dimenticare gli scempi che ho visto e non voglio certo che sia una mia fotografia a ricordarmi come tanta bellezza possa essere così impunemente violentata da pochi scellerati senza scrupoli. Di quella spiaggia voglio portare con me il ricordo dell'acqua cristallina, della sabbia chiara e pulita e del tepore di un sole novembrino eccezionalmente caldo, non di cemento, mattoni e dune devastate

 

 
 

Passiamo nuovamente davanti alla torre che ora è illuminata dai raggi del sole prossimo al tramonto e nell'aria limpida appare ancora più imponente, ma forse un po' meno misteriosa di quanto mi era apparsa al mattino, tra la nebbia. Anche la Salina dei Monaci è meno misteriosa nella luce tersa del tramonto. Si possono ammirare i resti degli antichi edifici che si riflettono sull'acqua, i capannoni ed una piccola chiesetta di cui ancora una volta Totò ci racconta le vicende ma che io non ricordo, ancora una volta distratto dal mio hobby e dal riflesso abbacinante e delle case moderne, sorte a pochi metri dagli antichi edifici.

   

 
   

Un'ultima sorpresa ci attende, regalata da una natura che di fronte a tanta violenza, riesce ancora a riconquistare la fiducia degli uomini con spettacoli tanto affascinanti ed inaspettati che nessuno sceneggiatore di cinema o teatrale potrebbe eguagliare. Cinque fenicotteri rosa stazionano nello stagno e l'emozione è senza precedenti nel vederli e riconoscerli, così insoliti dalle nostre parti. Un urlo di qualcuno li fa alzare in volo: prendono la rincorsa e poi si librano nell'aria, maestosi ed eleganti, con le loro grandi ali, i colli lunghi e le zampe sottili. Quando passano sopra di noi riusciamo a scorgere il rosa caratteristico del loro piumaggio e sembrano guardarci, dall'alto in basso, quasi con sufficienza, consapevoli della loro immensa libertà di potersi muovere nel cielo e raggiungere altri posti belli come questo dove per un po' anche loro hanno scelto di fermarsi.