Ancora una volta ci siamo ritrovati la domenica mattina con gli amici di Avanguardie per un trekking all'insegna delle novità. Si, perchè si è trattato di un'escursione molto particolare, breve ma intensa e, soprattutto, densa di novità. Tanto per cominciare il luogo di ritrovo,  nel parcheggio subito sopra l'insenatura di Acquaviva, tra Castro e la marina di Andrano, sulla costa orientale del Salento che, per bellezza, forse in Italia è seconda solo alla Costiera Amalfitana. Un posto per me nuovo, eppure da quelle parti ci sono passato decine di volte ma senza mai avventurarmi giù per quella breve stradina che dalla litoranea, che qui corre a mezza costa sulle scogliere a picco, porta fino al mare. Un breve tratto in discesa, un ampio parcheggio che d'estate deve essere affollatissimo, un brutto ristorante in cemento e mattoni ed un'insenatura da favola.

E' l'insenatura di Acquaviva, luogo di partenza di questa nuova avventura domenicale. Pare che questo posto debba il suo nome alle numerose polle d'acqua dolce e gelida che affiorano appena sotto la superficie del mare. Il continuo mescolarsi dell'acqua del mare con quella fredda e dolce proveniente dal sottosuolo crea un effetto particolare: sembra che l'acqua sia animata da un'irrefrenabile energia che la costringe ad un continuo movimento, anche nelle giornate calme e senza vento, come se fosse viva, appunto. La nostra gita comincia da qui, dal mare e proprio in una giornata assolutamente priva di vento, insolitamente calda per essere appena oltre la metà di marzo e con il cielo offuscato da una nebbia che ingrigisce il paesaggio ma che i tiepidi raggi del sole cominciano a diradare.

Come al solito ci si ritrova tutti insieme prima di iniziare l'escursione e, mentre aspettiamo gli ultimi ritardatari, Totò, la nostra guida, ci anticipa qualcosa del percorso che affronteremo. Le novità sono davvero tante. Per cominciare il percorso, che sarà breve:  appena cinque o sei chilometri contro i dieci o dodici che affrontiamo di solito (ma che a tutti sembrano sempre molti di più) e solo un po' più impegnativo per la risalita di un impervio canalone carsico le cui pareti sono ricoperte da una vegetazione rigogliosa e  verdissima. L'altra novità è che Totò ha portato con se Rachele, la sua splendida bambina. A poco più di sei mesi di età affronterà con noi l'intero percorso in braccio a mamma Emanuela. Nuovi amici, affascinati dai nostri racconti ed incuriositi da tanto entusiasmo ci accompagneranno in questa escursione contribuendo a rendere la compagnia ancora più allegra del solito e, infine, l'ultima novità che mi riguarda direttamente. D'accordo con Totò ed Emanuela abbiamo deciso di "somministrare" ai partecipanti interessati delle "pillole di fotografia" per affinare la tecnica dei meno esperti.

Mi auguro di riuscire a mettere a frutto la mia esperienza per dare qualche consiglio capace di rendere le foto delle nostre gite più interessanti, in grado di restituire anche solo in parte, una volta a casa,  le stesse emozioni provate al momento dello scatto. Spero solo che chi è già esperto ed anche più bravo di me non si annoi troppo e non decida di rimanere a casa pur di non ascoltare le mie dissertazioni su tempi di esposizione, aperture di diaframmi, profondità di campo e regole dei terzi. Per chi, invece, avrà voglia di approfondire gli argomenti c'è in progetto un vero e proprio corso con tanto di lezioni teoriche, prove pratiche, un forum su questo sito internet e su quello di Avanguardie e forse anche un concorso con tanto di giuria e premi in palio. Ma questa è un'altra storia.

Appena finiti i preparativi, fatte le dovute presentazioni per i nuovi arrivati e terminate le prime spiegazioni di Totò, ci apprestiamo ad affrontare il canalone che si apre alle spalle dell'insenatura. La vegetazione appare subito molto fitta e rigogliosa, di un verde splendente che risalta nel contrasto di luci ed ombre creato dai raggi del sole che attraversano il fogliame. L'umidità è elevata, il muschio cresce ovunque e nell'aria c'è l'odore tipico delle foreste pluviali, di foglie marce, di umido,  intenso e penetrante. Dall'alto la luce a tratti penetra violenta mettendo in evidenza i sassi, le foglie ed i nostri zaini colorati. Avanzare tra le rocce, risalendo questo canalone, è come muoversi tra le quinte di un palcoscenico dove la vegetazione è il fondale e le luci sono state sapientemente posizionate per evidenziare ora questo, ora quel particolare di una natura che, ancora oggi, appare indisturbata. Mi piace pensare che quel che osserviamo non deve essere molto diverso da quello che vedevano i nostri antenati che qui venivano a cacciare,   con  lance e bastoni, gli animali che scendevano quaggiù ad abbeverarsi dopo un violento temporale. Mi ritrovo, affascinato, ad osservare i segni lasciati dall'acqua che, dopo ogni pioggia, dopo ogni temporale, fluisce sul fondo di questo canalone e nei millenni lo ha scavato: le pietre levigate, i primi accenni di un banco di sabbia, i sassi trascinati a valle e le radici e le foglie strappate via dalla furia degli elementi ed incastrate tra le rocce e rivolte al mare, assecondando lo scorrere dell'acqua. Ed un brivido mi corre per la schiena al pensiero di quello che potrebbe accaderci se, all'improvviso, arrivasse un temporale.

   

   
   
 
   

Per fortuna il tempo è bello ed il tragitto è breve e non c'è alcun pericolo. Passiamo sotto un ponte e proseguiamo tra rocce, canneti e altre piante di cui non ricordo i nomi, fino alla fine del canalone, a poca distanza dall'abitato di Castro. Nonostante la stanchezza per la salita e lo sforzo richiesto per conservare l'equilibrio avanzando tra le rocce scivolose per l'umidità, quasi mi dispiace di essere arrivato in cima, nuovamente a contatto con la "civiltà". Ci addentriamo nella campagna ed il fascino dei  muretti a secco mi colpisce mentre, ancora una volta, la mia fantasia vola verso il tempo in cui sono stati costruiti. Immagino l'immane fatica di raccogliere  e trasportare, con i mezzi e gli attrezzi di allora, migliaia e migliaia di pietre e metterle in linea, in equilibrio le une sulle altre fino a formare un muro. Muri semplicissimi, fatti di sassi, senza malta ne cemento, senza nulla a tenerli assieme, ma tanto resistenti da sopravvivere alle intemperie e giungere perfetti fino a noi.

   

   

In questa zona i muretti sono altissimi rispetto a quelli che si incontrano solitamente nelle nostre campagne, circondano splendidi uliveti e delineano stretti tratturi che li separano. Avanzare lungo questi sentieri è semplicemente affascinante: un albero di pesco in fiore spunta tra i sassi, una lucertola dalla sgargiante livrea verde si fa scaldare dai raggi del sole senza scappare all'avvicinarsi del mio obiettivo e tante piantine piccolissime spuntano tra le sui sassi senza avere il minimo spazio per le radici. I fichi d'india si frappongono  agli ulivi le cui foglie, sparse sul terreno, formano un tappeto argentato e scricchiolante al nostro passaggio.

   
   

   

 

La nostra meta è la serra che sovrasta la Marina di Castro. Dal ciglio della scarpata ci sporgiamo ad ammirare il panorama, approfittando per una breve sosta e per scattare ancora qualche foto. Poco dopo si riparte, attraversando prati verdi ed avvicinandoci di nuovo all'abitato che, ormai vicino, si fa vedere al di la della vegetazione.

   
   

   
   

La sosta per il pranzo è tra le più comode delle nostre gite: ci fermiamo nel Parco delle Querce, se non ricordo male e c'è persino un bar dove prendere un buon caffè ristoratore. Ancora una volta ripartiamo, questa volta verso il mare, attraversando campi coltivati ed incontrando numerosi furnieddri, le tipiche costruzioni rurali costruite con la stessa tecnica dei muretti a secco,un tempo usate come rifugio e ricovero per gli attrezzi da parte dei contadini, se non proprio come vere abitazioni.

   
   

Un riparo all'interno di un muretto fa pensare ad un improbabile dolmen preistorico, mentre il mare si avvicina ed è solo a causa della luce, sbiadita dalla foschia, che non possiamo godere per intero del contrasto di colori tra il blu del mare ed il rosso di questa terra fertile. Scendiamo fino al mare ed avanziamo lungo la costa, verso sud, sforzandoci di non guardare con invidia le splendide villette che qui hanno deturpato la costa a due passi dalla battigia, ma che godono di un posto in prima fila per lo spettacolo della natura. L'alba da qui deve essere stupenda nelle giornate calme come questa, così come deve essere stupendo lo spettacolo delle onde che si frangono su queste rocce nelle giornate di tempesta. Passiamo oltre trovando tra le rocce ancora una volta il fossile di un corallo, ennesima prova che i nostri piedi calcano il fondo di un antico mare e i nostri occhi non possono distogliersi dal fiore di una pianta che, completamente strappata dalle sue radici, continua a vegetare rigogliosa e colorata in questo ambiente ostile a qualsiasi forma di vita per le rocce e la salsedine.

   
   
   

Ancora pochi metri da percorrere tra le rocce ci separano dall'insenatura di Acquaviva, punto di partenza e arrivo della nostra gita. Ora c'è il sole e l'acqua cristallina appare in tutto il suo splendore, blu intensa e verde smeraldo e sedersi a riposare è solo una scusa per godere un po' più a lungo di questa splendida avventura. Ancora una volta ci salutiamo con l'augurio di ritrovarci per la prossima avventura che, ne siamo certi, sarà altrettanto affascinante.