Dopo una settimana di piogge torrenziali nessuno avrebbe scommesso un centesimo che saremmo riusciti a portare a termine la nostra escursione domenicale con gli amici di Avanguardie. Meta di questa domenica è il parco di Punta Pizzo, a sud di Gallipoli. Il ritrovo è nella zona alberghiera dove due discutibili casermoni che hanno ben poco da invidiare a quelli costruiti e poi abbattuti nella famigerata e barese Punta Perotti, ospitano altrettanti alberghi, tra i più rinomati della città. Appena giunti sulla spiaggia appare immediatamente in lontananza la Torre del Pizzo. Bianca, nella sua costruzione a pianta circolare, si staglia contro l'azzurro del cielo e sarà per noi come la boa per una barca in regata: la raggiungeremo e vi gireremo intorno nel corso della nostra passeggiata lungo i sentieri del parco.

 
 

Subito Totò, la nostra guida, non perde tempo e inizia a raccontarci ciò che vedremo, le caratteristiche di questo percorso e le bellezze della natura che speriamo di incontrare, come le orchidee selvatiche che, in questo periodo, dovrebbero essere numerose. La prima cosa a colpirci è il colore del mare che appare limpida e trasparente, mentre la sabbia del fondo marino crea riflessi verde smeraldo da far invidia alle più rinomate spiagge tropicali. Alcune nuvole candide, residuo dei temporali dei giorni passati, solcano il cielo e contribuiscono ancor di più ad aumentare il contrasto tra questi splendidi colori della natura che l'aria limpida, ripulita dalle recenti piogge, contribuisce ad esaltare al massimo.

   
   
 
   

Ci avviamo lungo la spiaggia lasciandoci gli alberghi sulla sinistra, in direzione di Punta della Suina, luogo un tempo noto per la pescosità delle sue acque e solo più recentemente per l'omonimo stabilimento balneare che attira turisti a frotte durante la stagione estiva. Mentre avanziamo non possiamo fare a meno di notare delle strane formazioni sulla sabbia, proprio al limitare del bagnasciuga. Si tratta dell'effetto della corrente del mare che trasporta i minuscoli granelli. E' un fenomeno dal nome particolare e Totò, prontamente, ce ne parla, ma io sono troppo impegnato con le mie fotografie e perdo la parte più interessante della sua spiegazione, così dovrò documentarmi diversamente per saperne di più di questo strano movimento della sabbia che ho sempre osservato con curiosità.

Dai brandelli della spiegazione che riesco comunque a cogliere, mi sembra di capire che a seconda della direzione dei solchi nella sabbia è possibile capire se il mare sta contribuendo alla crescita della spiaggia o se sta sottraendone la sabbia costringendola ad assottigliarsi sempre più. Credo proprio che dovrò approfondire le mie conoscenze sull'argomento...
   
   

Le dune fossili, come scogli lungo la linea della spiaggia, sono un altro fenomeno della natura che Totò non manca di spiegarci, facendoci osservare che questa è una delle poche zone in cui si possono ammirare ancora intatte, mentre alle loro spalle una lussureggiante vegetazione ci fa quasi credere, ancora una volta, di essere ai tropici. Le acacie fiorite con i loro fiori gialli illuminano letteralmente il paesaggio mentre gli odori della macchia mediterranea, con le essenze aromatiche del timo, del rosmarino, del ginepro e del mirto, inondano l'aria facendoci sentire immersi in un enorme diffusore di profumo, di quelli che si vendono in erboristeria e che oggi vanno tanto di moda.

 

La città di Gallipoli appare bianca all'orizzonte sulla nostra destra man mano che ci avviciniamo alla torre e attraversiamo il tratto di spiaggia che d'estate è occupato dal Lido Pizzo, il lido dei VIP, dove i resti delle posidonie accumulati dalle onde danno nuovamente lo spunto a Totò per raccontarci di queste piante, della loro importanza nel contenere il fenomeno dell'erosione delle coste e del loro ruolo come indicatori dello stato di buona salute delle acque. D'inverno (anche se ormai siamo già in primavera) il lido è abbandonato e solo il traliccio di quella che deve essere la torretta d'osservazione del bagnino ci ricorda che qui, tra qualche mese, si affolleranno turisti e bagnanti a la pace e la tranquillità di cui stiamo godendo saranno soppiantate dal chiasso dei vacanzieri e dall'odore di costose e discutibilmente efficaci creme abbronzanti.

   
   

   
   
 

La macchia mediterranea è splendida, forse grazie anche alle recenti piogge che l'hanno resa più rigogliosa e luminosa e quasi non ci accorgiamo di essere ormai giunti in prossimità della torre. Avanziamo ancora un po' lungo questo lembo di terra che chiude la baia a sud di Gallipoli, ed ancora una volta siamo sorpresi da una pianta di fico che si sviluppa come un grande cespuglio, da sola sugli scogli e potrebbe nascondere l'ingresso di una grotta che, secondo alcuni, dovrebbe essere proprio da queste parti. Per Totò e Giampiero, appassionati ed esperti speleologi, l'occasione è da non perdere ed ogni anomalia nella morfologia del terreno merita un sopralluogo accurato alla ricerca del suo ingresso.

   
 

Ci fermiamo per il pranzo subito dietro la torre e qualcuno trova il modo di conficcare buffamente nel terreno l'ombrello portato dietro per paura di una pioggia che, fortunatamente, non ci sarà. Pochi minuti di pausa e si riparte attraversando folti cespugli di  ginestre che con i loro aculei rendono difficile e doloroso il nostro avanzare. Il percorso è obbligato per evitare di transitare in mezzo ad una proprietà privata i cui custodi non gradiscono che venga attraversata e quando emergiamo dal folto della vegetazione ci appare uno strano masso a forma di mucca

   
   

Le nuvole sono le protagoniste del paesaggio, almeno fino a quando non ci addentriamo nella zona retrodunale, ricca di margherite e altri fiori selvatici la cui bellezza, però, svanisce di fronte alla compassata eleganza delle orchidee selvatiche che troviamo numerose e splendide nei loro colori e nelle forme bizzarre

 
 
   
 
   
 

   
 

L'ultimo tratto, attraverso le antiche paludi dei Foggi è senza storia: viottoli e canne le caratterizzano, mentre il gracidare delle rane ci conferma che stiamo attraversando una zona che un tempo doveva essere infestata dalla malaria. L'appuntamento è per il lunedì dell'Angelo, nella zona di Ostuni per una pasquetta ancora una volta all'insegna delle passeggiate nella natura con gli amici che sono stati capaci di appassionarmi a questa disciplina sportiva che è il trekking.