E’ una parola brutta, di solito associata alle periferie delle nostre città, “degradate” dalla mancanza di servizi essenziali,  dall’indifferenza della classe dirigente e della gente che ci abita. Degrado è quello dei muri tappezzati dai graffiti fatti con le bombolette spray o dei parchi le cui panchine sono usate come giacigli dai barboni ed i cui prati sono ricettacolo delle siringhe dei drogati e di immondizia di ogni genere. Degrado è quello dei tralicci dell’alta tensione che portano l’energia nelle nostre case e dei ponti radio che fanno funzionare i nostri telefoni cellulari…

Di degrado possiamo dare tanti esempi, ma quello che ancora, nonostante tutto, non riesco ad accettare, è quello dell’ambiente, violentato dai nostri rifiuti e dai nostri scarichi, anche quanto tentiamo di proteggerlo con la raccolta differenziata.

Passeggiando in riva al mare, sulla spiaggia, ho visto cose incredibili adagiate dalle onde sulla sabbia e mille e mille volte mi sono chiesto chi può essere, che faccia può avere  chi getta in mare il volante di un’automobile, uno scalda acqua elettrico o la bomboletta di uno spray contro l’asma, che dovrebbe salvare una vita e che il mare restituisce insieme allo scheletro calcareo di una stella marina.

Mille e mille volte mi sono fermato, cercando di immaginare da dove provengono i milioni di oggetti che il mare, stufo di custodire i nostri scarti ed i nostri veleni, ci restituisce sulle spiagge, imbrattandole, insieme con le spoglie mortali dei suoi abitanti uccisi dalla nostra noncuranza.

E ancora mille e mille volte mi sono chiesto dove ci porterà tutto ciò e fino a quando questa nostra Terra, che oggi ci accoglie come suoi figli migliori, continuerà a sopportarci e cosa accadrà quando si sarà stufata delle violenze che le facciamo.

Non ho trovato le risposte a nessuna delle mie scontate, banali e qualunquiste domande. Non ho la soluzione – volesse il cielo – per il problema dell’inquinamento e so bene di essere caduto nella retorica inutile e distruttiva di un ambientalismo ipocrita e troppo spesso servo dei potenti e dei loro giochi. Io stesso ho contribuito con queste immagini e con queste parole, con tutta l’energia necessaria a realizzarle ed a farle vedere qui, in questo sito internet, ad avvelenare un po’ di più questa nostra Casa… Spero solo che il degrado, quello che qui ho voluto immeritatamente e presuntuosamente illustrare, non sia quello delle nostre coscienze e che tutti quanti insieme si possa continuare ad apprezzare ancora a lungo lo spettacolo gratuito e fantastico che la natura ogni giorno ci offre.

     

George Street

 

The Harbour Bridge

 

Bondi Beach

 

The Opera House