Tutto è cominciato con una e-mail di mio fratello: non mi ha scritto nulla. Mi ha soltanto mandato il programma del percorso della Fiamma Olimpica che attraversa l'Italia per raggiungere Torino in occasione dell'inaugurazione dei prossimi giochi olimpici invernali. Subito si sono destati i ricordi di quando ero a scuola ed il prof di educazione fisica ci parlava delle Olimpiadi, di De Coubertin e si rimaneva affascinati ascoltando che la Fiamma Olimpica veniva accesa dai raggi del Sole sul Monte Olimpo e da qui i tedofori la portavano, senza mai farla spegnere, fino al luogo che ospitava i giochi.
Avevo appena scoperto che proprio in quel giorno di gennaio, a cavallo tra il capodanno e la festa dell'Epifania, il sacro fuoco dell'olimpiade sarebbe transitato nella città dove vivo, Gallipoli, per giungere a sera in quella dove lavoro, Lecce.
Non potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione e, dopo aver attentamente studiato itinerario ed orari del corteo olimpico, ho peso la decisione che mi avrebbe portato, di lì a poche ore, a provare emozioni che si provano poche volte nella vita.
Appena terminato il lavoro sono partito alla volta di Gallipoli, ho recuperato le mie macchine fotografiche e mi sono messo alla ricerca del corteo che, a quell'ora stava effettuando una sosta tecnica per il pranzo. 

C'era una bel sole, poco vento e in cielo qualche nuvola bianca e grigia che contrastava con l'azzurro luminoso del cielo. Una splendida giornata con una luce intensa e l'aria limpida, ideali per qualche bella fotografia... ma della carovana olimpica neanche l'ombra. Dopo aver girovagato in lungo e in largo alla ricerca della carovana ho trovato il corteo fermo davanti ad un ristorante sul lungomare della città. I tedofori, con le loro tute bianche e gli anelli olimpici erano ai tavoli, fuori, ad attenderli, gli uomini della Polizia Stradale che scortava le staffette e gli staff dei vari sponsor della manifestazione.

Pochi cittadini, anzi nessuno, ma non so dire se per l'inclemenza del tempo che proprio allora scatenava un violento acquazzone, per la poca pubblicità data all'evento oppure - ma non voglio crederlo - per semplice disinteresse. La carovana riparte e la fiamma (che fino ad allora non avevo ancora visto) viene trasportata dagli atleti lungo il percorso previsto, anticipata dai mezzi della Stradale e degli sponsor.

Finalmente arriva il tedoforo con la fiaccola tra le mani e l'emozione è stata forte pensando che quel fuoco è lo stesso che brucia da giorni e giorni, che viene dal monte Olimpo laddove, ci hanno raccontato, abitava Zeus e la sua corte di dei dell'antica Grecia dove le olimpiadi sono nate e che, un tempo, erano un evento così importante che anche le guerre venivano sospese per dar modo agli atleti di parteciparvi.

Decido di anticipare il corteo e mi porto in prossimità del luogo in cui da li a poco sarebbe avvenuto il cambio del testimone ed il sacro fuoco sarebbe passato ad un altro tedoforo. Con sorpresa scopro che, con largo anticipo, in attesa di dare il proprio contributo al viaggio della fiamma, c'era un ragazzino di poco più di dieci anni. Dal suo volto traspariva l'emozione e la tensione per l'impresa che avrebbe dovuto compiere da lì a poco così come forte era l'emozione nell'espressione dell'atleta che aveva appena ceduto al ragazzino il compito di portare per altri 400 metri l'importante simbolo dei Giochi.

A sera la fiaccola è giunta a Lecce dove, nella centralissima piazza S. Oronzo, erano allestiti gli stand degli sponsor e un palco per accogliere l'ultimo tedoforo della giornata. Una folla entusiasta attendeva l'arrivo della fiaccola che, attraverso le strade del centro storico della capitale del barocco, sarebbe giunta a momenti. Lo scenario di piazza Duomo, una vera opera d'arte barocca, è lo sfondo più suggestivo dove avviene l'ultimo cambio di testimone, ma la scarsa luce e la calca dei curiosi mi impediscono di catturare con l'obiettivo della mia macchina fotografica il momento magico, ma non possono impedirmi di portare per sempre nel mio cuore l'emozione dell'ingresso della fiaccola nella piazza gremita di gente.