Da sempre i riti della Settimana Santa a Gallipoli hanno esercitato su di me un fascino particolare. Sin da bambino la mia mamma mi portava a vedere la processione della Madonna Addolorata, il venerdì precedente la domenica delle Palme. Da allora ho sempre cercato di esserci, di vedere l'uscita della processione e, insieme a tutti gli altri, mi sono sempre commosso nel momento in cui la statua usciva dalla chiesa. Pochi minuti prima di mezzogiorno i membri della confraternita lasciano la chiesa dove ha appena avuto termine la Santa Messa e, facendosi largo tra la folla dei devoti e dei turisti, si dispongono ai lati della strada

Indossano la caratteristica veste nera, adornata dallo stemma della confraternita e portano un cero. Uno di loro, il Correttore, si preoccupa di disporre i confratelli in ordine lungo il percorso mentre la tromba, con il suo caratteristico lamento, ed il tamburo precedono il corteo.
E' un grande evento per i gallipolini e tutta la città viene coinvolta.
 Alla  processione prendono parte anche il vescovo, il sindaco e le autorità militari, ma non devono essere molto convinti, visto che qualcuno arriva in ritardo, quando la processione è già iniziata.

Non so perchè e si tratta di un'opinione strettamente personale, ma mi ha sempre lasciato perplesso vedere dei militari partecipare ad una processione: mi sembrano fuori posto e non riesco a capire come si possa conciliare nell'ambito di una manifestazione religiosa la presenza di una rappresentanza di militari che, in un modo o nell'altro, portano con se delle armi, strumenti di distruzione e morte che poco hanno a che fare con i principi del cristianesimo. Allo stesso modo rimasi molto perplesso quando vidi in tv la cerimonia del varo di una nave da guerra della nostra marina militare: un sacerdote la benedisse ed una signora elegante lasciò infrangere sulla prua una bottiglia di spumante, in segno di augurio... Ma una nave da guerra con tutte le sue armi, non è sempre uno strumento progettato e costruito per portare distruzione e morte anche quando l'intento è quello di difenderci da un potenziale nemico? E come si può pensare che distruzione e morte possano essere portate, per attacco o per difesa che sia, "con la benedizione di Dio"? Scusatemi, ma proprio non capisco ed in ogni caso tutto ciò poco importa in questo racconto.



  

Tutti attendono l'uscita della statua dalla chiesa e l'emozione e la commozione sono tangibili nei volti di quanti si apprestano a prendere parte alla processione. Finalmente la statua compare sulla soglia e il corteo lentamente si incammina. Un silenzio innaturale scende sulla folla: qualcuno prega, tutti ammirano il volto della Madonna e molti, specie le donne, piangono. E' un momento molto commovente e mi rendo conto che non è facile descrivere con le parole - e con le immagini - l'atmosfera particolare che si respira.
 

La processione si incammina alla volta della Cattedrale dove si rinnoveranno i riti sacri con l'esecuzione dello Stabat Mater e della Frottola, la composizione musicale di un anonimo autore gallipolino.
Al termine, il corteo riprenderà lasciando la città vecchia per dirigersi verso la parte nuova della città e fare sosta nelle varie parrocchie. Percorrendo varie strade, sempre tra ali di fedeli che interrompono la loro attività per farsi il segno della croce al passaggio delle statue, la processione tornerà nella città vecchia, per rientrare a sera tarda nella chiesa da cui è partita, ma non prima di aver sostato sui bastioni per benedire il mare, i pescherecci e le automobili che immancabilmente si radunano nel piazzale del porto per assistere all'ultimo atto di questa lunga e  toccante cerimonia religiosa.
 

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La processione della Madonna Addolorata è solo l'inizio dei riti pasquali a Gallipoli: il primo atto di una lunga serie di eventi che si concludono il giorno di Pasqua. Giovedì sera, al termine della celebrazione eucaristica "In Cena Domini" si ha l'esposizione del Santissimo Sacramento nelle varie chiese con l'allestimento di quelli che un tempo erano noti come "i Sepolcri". Al pellegrinaggio dei fedeli che affollano inverosimilmente i vicoli dell'antica cittadina, si affianca quello delle confraternite che nelle loro tuniche di vari colori a seconda della congrega di appartenenza, con le mozzette e i cappucci, i bastoni da pellegrino e sempre preceduti dal rullo del tamburo e dal suono della tromba, attraversano le strette stradine del borgo antico fermandosi in pellegrinaggio e adorazione del Santissimo Sacramento nelle numerose chiese della città. I vari cortei si fanno largo, a volte anche con fatica, tra la folla dei fedeli che visitano i sepolcri e l'ingresso in alcune chiese può addirittura risultare difficoltoso per la gente che si accalca per le strade.
 

E' sempre suggestivo incontrare uno di questi cortei: tra il chiacchiericcio della folla è facilmente distinguibile il rullo del tamburo seguito quasi subito dall'echeggiare della tromba che, come un lamento, oltre a chiedere strada per il corteo, sembrano voler ricordare la tensione ed il dolore che da lì a poche ore si consumeranno nell'apprendere l'avvenuto sacrificio di Gesù. La folla si scansa, si addossa ai lati delle strade ed il corteo dei confratelli di questa o quella congrega passa veloce, con un seguito di fedeli che recitano salmi e preghiere per poi entrare nella chiesa più vicina. Pochi minuti, il tempo di rendere omaggio al Signore e si riparte, sempre tra le gente, sempre in processione, sempre in silenzio, alla volta di un altra chiesa dove ripetere il pellegrinaggio e le preghiere. Ora che sono cresciuto l'emozione che provo è molto diversa, ma da bambino avevo quasi timore di queste figure che, nel buio della notte, avanzavano silenziose e si nascondevano sotto i caratteristici cappucci che ad un occhio distratto e blasfemo potrebbero ricordare quelli del famigerato Ku Kus Klan.

Le cerimonie religiose che rievocano la morte e passione di Gesù culminano il Venerdì Santo con la processione organizzata dalle confraternite del SS. Crocefisso e della Madonna degli Angeli. Verso le 18.30, poco prima del tramonto, dalle rispettive chiese che sorgono fianco a fianco lungo la riviera che circonda la città vecchia, parte il corteo sacro noto ai gallipolini come la processione de "L'Urnia". Anche in questo caso si tratta di un evento molto suggestivo con i confratelli che sfilando in processione, portano le statue in cartapesta che evocano i misteri della passione di Gesù. Qualcuno, per penitenza, è scalzo e si percuote con un antico strumento di tortura chiamato "disciplina" oppure trasporta due grosse pietre appese alle spalle. La luce del tramonto, i colori, il suono della banda che intona marce funebri, il silenzio della gente e la grande quantità di folla che assiste al dipanarsi della processione lungo gli antichi vicoli contribuiscono a rendere ancor più suggestivo l'evento.

La particolarità di questa processione è il transito all'interno della cattedrale. Dopo aver percorso alcune strade, il corteo giunge nella basilica di S. Agata dove fa il suo ingresso, mentre il silenzio scende sulla folla in attesa.

 

  
 

 
 
  
 
 

 

Confratelli e statue percorrono la navata centrale per giungere al cospetto dell'altare dove il sacerdote attende ed osserva lo sfilare del corteo. La confraternita del SS. Crocefisso, che costituisce la prima metà della processione, si dispone nella navata di sinistra, quella di S. Maria degli Angeli, nella navata di destra e, quando tutto il corteo è transitato davanti all'altare, la processione riprende all'esterno, alla volta della città nuova. Si procede per tutta la città fino alle 2 del mattino quando tutte le statue vengono radunate sul bastione di fronte alle chiese per la benedizione prima di rientrare ciascuno nella propria chiesa.

 

Quasi non fa in tempo a rientrare la processione de "l'Urnia" che già nella chiesa di S. Maria della Purità si prepara una nuova processione che animata dai confratelli dell'omonima congrega, porterà in processione le statue di Gesù morto e della Madonna della Croce.


 

Il corteo prende il via intorno alle 3 del mattino, quando la città è ancora avvolta dall'oscurità della notte e nel silenzio rotto ancora una volta dal rullo del tamburo e dal suono della tromba, si incammina verso la città nuova. Il transito sul ponte seicentesco è particolarmente suggestivo nel buio e nel silenzio, e quando la luce del giorno ormai fatto illumina le statue ed i confratelli nelle loro vesti bianche e dorate, sul volto dei fedeli che trasportano le statue appare la stanchezza della notte trascorsa insonne e lo sforzo per il peso che trasportano.