L’Opera House di Sydney è diventata il simbolo della città e, insieme ad Ayers Rock, l’emblema dell’Australia stessa. Non c’è depliant, guida turistica o agenzia di viaggi che non proponga un’immagine di questo edificio quando si parla di Australia.
Naturalmente anche noi, arrivando a Sydney, abbiamo inserito l’Opera House tra le mete del nostro girovagare.
Quasi subito ci siamo resi conto che è impossibile non vederla. La sua posizione, al centro della baia, è tale da attirare immediatamente l’attenzione, anche del turista più distratto. Le sue “vele” candide spiccano tra il blu del mare e l’azzurro del cielo con un sovrapporsi di geometrie quasi impossibili, un alternarsi di luci e di ombre che esaltano il genio creativo degli architetti che si sono avvicendati nella sua realizzazione. Da qualsiasi punto della baia l’Opera House è sempre visibile: dal ponte, dalla stazione dei traghetti a Circular Quay, dalla cabinovia che porta allo zoo a Taroonga.Guardando nelle vetrine di un imponente negozio di arredamento che si affaccia sulla baia, vicino ai vecchi magazzini del porto - ora alberghi e ristoranti - e persino se fate una gita in traghetto fino a Watson Bay, alle porte dell’Oceano (che qui è il Pacifico), lei sarà sempre lì, quasi a ricordare che si, siete davvero a Sydney. Di notte, poi, la suggestione aumenta ancor di più. Le “vele” sono sapientemente illuminate e le centinaia di migliaia di piastrelle in ceramica bianca che le ricoprono risaltano ancor più che di giorno contro il nero del cielo. Avvicinandosi si scopre la grandiosità dell’edificio che non è solo un teatro, ma anche cinema, ristorante, auditorium, parcheggio, centro commerciale e luogo di ritrovo. Un luogo vivo, un luogo dove l’arte regna sovrana tanto sulle assi del palcoscenico, calcato dai più famosi artisti del mondo, quanto tra le linee imponenti e maestose del teatro. E nel buio di una notte invernale, l’improvviso apparire di due ragazze giapponesi, in abito da sera, mi fa sentire fuori posto, con i miei jeans ed il mio giaccone, e quasi un ladro per aver rubato un’immagine, come se l’aver fotografato la scena avesse potuto togliere un po’ di magia a quel luogo

 

 

     

  

AUSTRALIA

 

 

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