Arrivare ad Assisi, la città di San Francesco, è sempre un'emozione nuova. E' la seconda volta che ci vengo e ancora non mi sono abituato alla vista mozzafiato del complesso del Sacro Convento che si erge a picco dal monte Subasio e domina la vallata ed il complesso di case ed alberghi sorti nella vicina frazione di Santa Maria degli Angeli attorno alla basilica della Porziuncola.
Qui tutto, tranne i turisti, richiama le gesta del Frate Povero e, come spesso capita nei luoghi che legano la propria esistenza a quella di un grande personaggio, vi si respira un'aria del tutto particolare
Sono tornato ad Assisi in un freddissimo e piovoso venerdì di giugno, talmente freddo che se avessi perso la cognizione del tempo non avrei mai potuto dire di trovarmi in giugno, ma in ottobre o novembre. Fortunatamente dopo l'arrivo il tempo è un po'  migliorato e, nonostante il freddo intenso, ha smesso di piovere così che è stato possibile visitare la Porziuncola, la vecchia chiesetta di campagna ormai inserita nel complesso di Santa Maria degli Angeli dove la tradizione vuole che Francesco abbia istituito l'ordine dei Frati Minori. All'interno non è possibile fare fotografie senza una specifica autorizzazione, così ho potuto fotografare solo l'esterno dove un turista con una tuta arancione cercava la giusta posizione per scattare una foto della facciata ed un raggio di sole illuminava la statua dorata della Madonna.

 

Il resto della compagnia è arrivato in treno, dal nord e dopo averli accolti alla stazione e atteso che si sistemassero e rinfrescassero in albergo, ci siamo spostati ad Assisi con l'intento di cominciare a visitare subito la città, ma non prima di aver fatto una nuova rapida visita a Santa Maria degli Angeli che, oltre alla Porziuncola, accoglie il luogo dove morì San Francesco, il famoso roseto senza spine ed una statua del Santo che ospita perennemente una coppia di colombe bianche.
Divisi tra autobus e automobile siamo arrivati nel centro di Assisi dove l'assenza di traffico, le strade ciottolate, gli antichi palazzi e gli stendardi danno la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, quando la massima ambizione per un giovane era diventare cavaliere e di sicuro non ci si preoccupava di avere il telefonino o la maglietta alla moda. Un rapido giro per il centro, una fugace visita alla Basilica Superiore ormai chiusa per l'ora tarda e infine l'affannosa ricerca di un ristorante dai prezzi non astronomici hanno concluso la prima giornata di permanenza nella città di San Francesco.
L'indomani sveglia presto e dopo un'abbondante colazione ci siamo ricongiunti al resto della compagnia  - che una discutibile legge sulla privacy mi impedisce di farvi vedere qui in foto senza uno specifico consenso scritto da parte di tutti gli interessati - dirigendoci ancora una volta verso il centro della città. Tra uno scroscio di pioggia, una breve schiarita e sempre tanto freddo, abbiamo visitato la Basilica Superiore con gli splendidi affreschi di Giotto e quella Inferiore con la tomba di Francesco non prima di essere passati per la piazza principale che ospita l'antico tempio di Minerva riconvertito a chiesa cristiana non so esattamente quando.

Girovagando per Assisi non si può fare a meno di incontrare i frati francescani: è impossibile non notarli, ma principalmente è impossibile non notare la gioia nei loro occhi. Tutti, ma proprio tutti i frati che si incontrano ad Assisi hanno uno sguardo pieno di serenità, infondono pace e gioia di vivere e quando ne ho trovato uno sulla soglia di un museo dedicato agli indios dell'Amazzonia, non ho saputo resistere. Mi sono avvicinato e gli ho chiesto il permesso di fargli una fotografia. Ovviamente non ha rifiutato e si è messo in posa per l'obiettivo. Sul suo volto una serenità improbabile ai nostri giorni e nelle sue parole una ferma convinzione per la missione di evangelizzazione discreta e rispettosa delle culture incontrate al di là dell'oceano. Un messaggio portato con i fatti e l'allegria di chi è consapevole che la cosa importante è essere vicini a chi ha bisogno, stendere una mano per aiutare chi è in difficoltà senza mai imporre le proprie idee...
Nel pomeriggio il tempo è migliorato e la meta è stata la chiesa di Santa Chiara, finalmente restituita ai fedeli ed ai turisti dopo i danni subiti a causa del tristemente noto sisma che sconvolse questi luoghi facendo preoccupare il mondo intero per le sorti di questi inestimabili tesori.
La chiesa, con la sua austera semplicità, richiama i principi dell'ordine francescano e delle clarisse e ammirando la tomba di Santa Chiara non si può evitare di viaggiare con la fantasia cercando di immaginare quanto grande deve essere stato il suo amore per Francesco e di come tale amore si sia concretizzato nell'espressione di una fede che pochi di noi sanno provare.
Il sagrato era pieno di gente: fedeli, turisti, frati ed un paio di ragazzi che suonavano la chitarra in cambio di qualche spicciolo... Non ho capito bene cosa sia accaduto: ho avuto la sensazione che dei vigili urbani abbiano tentato di allontanarli. Allora sono intervenuti un frate ed una suora che insieme ai ragazzi hanno iniziato ad intonare canzoni allegre e coinvolgenti tanto che dopo un po' l'intera piazza cantava e ballava. In poco tempo il frate ed i ragazzi avevano racimolato quanto bastava per acquistare una pizza con cui sfamarsi quella sera.

Dalla chiesa di Santa Chiara ci siamo diretti verso quella di San Damiano, praticamente ai piedi del monte su cui sorge Assisi. L'andata è stata una piacevole passeggiata in discesa; il tragitto coperto in pochi minuti spendendo solo qualche istante per pensare alla salita che ci avrebbe aspettato al ritorno. All'arrivo la semplicità del complesso non lascia minimamente immaginare la bellezza del luogo e mentre il sole illuminava la facciata, dei nuvoloni carichi di pioggia minacciavano di rovinarci la risalita verso il paese.
Fortunatamente la pioggia non è arrivata ed abbiamo avuto il tempo visitare con calma il complesso di San Damiano dove la tradizione vuole che un crocefisso abbia parlato a San Francesco indicandogli il luogo dove costruire una chiesa.

 

Come previsto, risalire verso la città è stata  dura, tanto da farmi arrivare in cima senza fiato e con la paura di aver avuto un infarto... è evidente che i chili in più, accumulati durante l'inverno, si fanno sentire e che l'energia ed il vigore dei diciotto anni stanno ormai diventando un ricordo sempre più lontano! Anche per gli altri la stanchezza non era poca, così con l'ultima riserva di energia abbiamo ripreso l'auto e, rientrati  in albergo, ci siamo abbandonati ad un lungo e profondo sonno ristoratore. L'ultimo giorno, quello del rientro, uno splendido sole ci ha accolti al risveglio... capita sempre così: quando qualcosa sta per finire arriva la parte migliore. Siamo rientrati a casa, contenti di aver visto dei posti suggestivi e anche se la pioggia ed il freddo sono stati inclementi, di questo viaggio, come di tutti gli altri, porteremo per sempre con noi il ricordo: dei luoghi visitati, delle emozioni provate, dei compagni di viaggio e  delle persone incontrate, ma, più di tutti, di quell'uomo che visse in questi luoghi tanti anni fa. Semplicemente!

ITALIA

 

George Street

 

Sacro Convento

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

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